Nel suo contributo su Lares (1959) intitolato “Qualche saggio d’arte folklorica piemontese”, Maria Licinia Piacenza presenta alcuni manufatti lignei intagliati opera di pastori di Limone Piemonte. Si tratta di oggetti monoxili — un forchettone a due punte in bosso, un cucchiaio in ontano e due stampi per burro — realizzati tradizionalmente durante le veglie invernali nelle stalle, quando la popolazione rimaneva isolata dalla neve per mesi.
L'autrice descrive minuziosamente le decorazioni: il forchettone presenta su una faccia una scena di animali da cortile (gallo, gallina e tacchina con un uovo), letta come possibile allegoria della famiglia, e sull'altra rami fioriti dai petali accuratamente intagliati; il cucchiaio mostra un raffinato rosone geometrico con iniziali dedicatorie e un uncino per appenderlo; gli stampi da burro recano rosoni a motivi stellari o floreali.
Il filo conduttore dell'analisi è la funzione affettiva di questi oggetti: erano doni del fidanzato o del giovane marito alla donna amata, secondo antiche consuetudini locali. I motivi ricorrenti del fiore e della stella rimandano tanto al paesaggio alpino quanto al linguaggio amoroso dei canti popolari. Curioso il dettaglio del numero dispari di petali, che l'autrice collega al gioco del "m'ama, non m'ama": con i petali dispari la risposta è sempre "m'ama". L'articolo documenta anche il contesto in trasformazione: già a fine anni '50 il turismo e l'emigrazione stavano cancellando queste tradizioni.
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panòt dal böri
panòt dal böri
Immagini tratte da: Piacenza, Maria Licinia. “QUALCHE SAGGIO D’ARTE FOLKLORICA PIEMONTESE.” Lares, vol. 25, 1959, pp. 124–30. JSTOR,. Accessed 4 July 2026.
Savina Fumagalli, nel suo articolo intitolato “Zoomorfismo nell'arte alpestre piemontese” pubblicato sempre nel 1959 sullo stesso volume di Lares, descrive due bastoni intagliati provenienti dalla Val Vermenagna, conservati presso il Museo di Antropologia e di Etnografia dell'Università di Torino. La collezione, frutto delle ricerche del limonese prof. Giovanni Marro (1875-1952), comprende una ventina di bastoni scolpiti, incisi o dipinti provenienti dalle vallate alpine piemontesi.
Il primo, in bosso, è un pesante (1375 g!) randello da carrettiere, arma di difesa contro i lupi che infestavano il territorio di Limone fino alla fine dell'800. Alla sommità è ritratto il volto di un anziano che indossa il caratteristico berretto dei carrettieri limonaschi, quelli che per secoli valicavano il colle di Tenda con i muli per consentire gli scambi commerciali tra il Piemonte e Nizza. Lungo il fusto sono scolpiti con vivo realismo tre cani, un'ape, una lucertola, una libellula, una raganella e una farfalla, tra motivi vegetali ornamentali.
Il secondo è un bastone pastorale molto più leggero (295 g), con impugnatura a uncino usata per piegare le fronde verso le pecore o riprendere a sé l'animale sbandato; fa punta ferrata ne testimonierebbe comunque anche un uso da sostegno. La decorazione è dedicata al baco da seta, il cui allevamento era tanto diffuso nel Cuneese: il pastore ha trasformato il bosso in un ramo di gelso, con tralci, venti foglie in rilievo, more, sei larve colte in atteggiamenti vivaci e tre bozzoli.
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Immagini tratte da: Fumagalli, Savina. “ZOOMORFISMO NELL'ARTE ALPESTRE PIEMONTESE” Lares, vol. 25, 1959, pp. 208-20. JSTOR, Accessed 4 July 2026.
fiscèla e rairòla
Foto di ©Giacomo Bellone
panòt dal böri
Foto di ©Giacomo Bellone
spanùira
Foto di ©Giacomo Bellone
mårca pur lu pan
Foto di ©Giacomo Bellone
Il pane veniva marcato quando lo si portava a cuocere nel forno comune
Foto di ©Giacomo Bellone