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♫ ♩ Ilåi 'ndùa la g'èra lu fner, üra i g'èees... in gran bel taa-a-a-ats ♩ ♫
Tempo opportuno — I prati devono falciarsi quando la maggior parte delle piante che li formano sono in piena fioritura, perché allora esse hanno quasi raggiunto tutto il loro sviluppo e hanno pressoché il massimo valore nutriente. Si sa da gran tempo che durante la maturazione queste piante non assimilano più gran cosa, ma che i frutti si formano in gran parte a spese delle materie già prima assimilate; falciandole al tempo indicato le sostanze alimentari sono
Credit: Marco Bellone
meglio distribuite in tutti gli organi, i tessuti sono più teneri, la cellulosa è più digeribile, le radici e i rizomi sono meno spossati e quindi possono rigermogliare più rigogliosamente e con maggiore sollecitudine. (...) Falciando prima della fioritura si può ottenere un foraggio più ricco di materie digeribili, ma esso è meno tonico, meno appetitoso e il prodotto è meno abbondante; in generale non conviene fare questa falciatura precoce che nei prati molto fitti, in quelli formati di erbe molto grosse, o quando l'erba è allettata e se ne teme l'infradiciamento, o quando il prato contiene molte cattive erbe, che non bisogna lasciar moltiplicare coi loro semi precoci. Si può pure anticipare qualche poco la falciatura quando trattasi di prati a più tagli, quando il foraggio è destinato ad animali giovani e quando la superficie da falciarsi è molto estesa e richiede molto tempo. La falciatura troppo ritardata cagiona gravi inconvenienti; per essa si ottiene un foraggio duro, poco aromatico e poco nutriente; i tessuti delle piante si sono lignificati di più e meno digeribili sono diventate le sostanze che essi contengono. La composizione è meno uniforme; le materie più utili, come le azotate ed i fosfati, emigrando dalle altre parti, si sono concentrate verso i frutti ed i semi, e questi, durante l'essiccamento, si staccano facilmente e rimangono sul suolo. Altri danni cagionati dalla falciatura tardiva possono consistere nell'eccessiva moltiplicazione di certe piante, nella minore produzione che si ha dai tagli successivi, nel minor tempo che si ha disponibile per eseguire la falciatura, ecc. Essa quindi non è consigliabile che in certi casi speciali, per es., quando il prato è rado e lo si vuole infittire colla disseminazione naturale, e quando si ha dal prato un sol taglio e si vuole ottenerlo abbondante il più che sia possibile.
Falciatura a braccia — La falce è uno strumento comunissimo, da tutti conosciuto, che consta d'una lama e d'un manico. La lama è larga, arcuata, con una costola dorsale per rinforzo e porta alla base una piccola appendice, che permette di unirla al manico col mezzo di un anello di ferro e d'un cuneo di legno. Il manico è lungo, dritto o un po' curvo, e porta una o due impugnature. Accessori della falce sono: un martello, una piccola incudine, una cote da arrotare e un cofanetto contenente un poco d'acqua. L'uso della falce richiede forza e abilità; l'operaio deve condurla ben rasente la terra, perchè è in basso che l'erba è più fitta; deve tenere la punta un po' rivolta in alto, ma il tallone deve strisciare sul suolo per tutta la lunghezza dello sbraccio, affinchè il taglio sia uniforme in tutta la sua estensione. Lo sbraccio di un buon falciatore è di m. 1,50 circa, raramente arriva a 2 metri. La falce deve tenersi sempre bene affilata, ripassandone di tanto in tanto il filo colla cote; quando esso è troppo spesso, si assottiglia piantando l'incudine a terra e battendo su di esso la falce col martello. L'erba si falcia bene quand'è fresca, quando i tessuti sono ben turgidi; nelle prime ore del mattino e verso sera i falciatori per ciò lavorano meglio che nel mezzo della giornata. Per facilitare la falciatura in certi luoghi si usa innaffiare leggermente i prati uno o due giorni prima che si debba tagliar l'erba. La superficie che un operaio può falciare in un giorno dipende principalmente dalla sua forza e abilità, dalla fittezza dell'erba, dalle condizioni del terreno e dalla lunghezza delle giornate. I falciatori danno circa 25 colpi di falce per minuto; ammesso che per ogni colpo falcino metri quadrati 0,25, il lavoro di un'ora sarebbe di 375 metri quadrati, e mq. 3750 quello di una giornata di 10 ore effettive. In media si ammette che un buon operaio falci da 30 a 40 are di prato al giorno.
A Limone la falce fienaria è il dågn. Per appezzamenti più piccoli, aree difficili o rocciose, invece, si impiega la falce messoria, la misùira.
Prima di iniziare a falciare, bisogna battere la lama. Questa operazione, chiamata martlår, si esegue utilizzando il martèl (un martello con la testa leggermente ricurva) e la martlüra. Quest'ultima è un'incudine apposita che si pianta per metà nel terreno (circa 15 cm), così che la parte sporgente funga da sostengno alla falce mentre la si batte. A seconda delle preferenze, la lama del dågn può essere battuta ancora montata sul furtsèr (il manico della falce fienaria), oppure dopo che è stata sganciata. Durante la falciatura, la lama del dågn o della misùira deve essere affilata a più riprese. Per questa operazione del mulår, si utilizza la cote, ossia la pàira. La cote viene tenuta in un apposito contenitore di legno, detto cuågn o cuèr, che si porta agganciato alla cintura e contiene acqua per mantenerla bagnata.
In caso di un ampio appezzamento si comincia a falciare dalla parte più bassa. Procedendo da un lato all'altro, all'andata si creano strisce di erba tagliata detta andågn e al ritorno strisce dette andùbbi. In caso di un appezzamento piccolo e irregolare, invece, l'erba falciata è meno abbondante e viene raccolta al centro, operazione dell'anruiår, con formazione di una ròia (ruota).
Metodo ordinario di preparazione del fieno — L’erba falciata è ordinariamente trasformata in fieno mediante disseccazione fatta all'aria libera: quest'operazione è facile e si compie rapidamente nei paesi caldi, asciutti e quando la stagione è buona; è lunga e difficile nei luoghi umidi, nebbiosi e quando frequenti pioggie vengono a bagnare foraggio e terreno. (...) Le norme generali da seguirsi in tutti i casi possono ridursi alle seguenti: 1º Facilitare il primo disseccamento dell’erba in tutti i modi possibili. 2º Non rimestare molto il foraggio quando è già alquanto secco, per non rompere e far cadere al suolo le parti più delicate. 3º Se viene a piovere e l’erba è ancora fresca e in andane, non toccarla; altrimenti mettere il foraggio a mucchi, in modo che la parte esposta alla pioggia sia la minore possibile e che l’acqua non penetri nell’interno di essi. 4º Non lasciare molto esposto il foraggio alla rugiada e al sole quando il disseccamento è già avanzato.
Dopo aver falciato tutto l'appezzamento, con il trant (tridente) si procede a spargere (sčiampår) l'erba affinché inizi ad essiccare. Dopo alcune ore la si rivolta nell'operazione del virår che si esegue con il rastèl (rastrello in legno), formato da un manico di circa 2 m con un asse lungo circa 50 cm in cui sono piantate le pìie (punte/denti). Nel tardo pomeriggio, l'erba falciata, distesa e infine rivoltata, comincia a cambiare tonalità. Con il rastèl si creano quindi dei mucchietti detti cüciàt, per aumentare l'esposizione all'aria e diminuire quella sul terreno, che di notte è più umido.
Il giorno successivo, quando il sole è già un po' alto ovvero quando la rugiada si è asciugata, si sparge l'erba dei cüciàt, tornando poi a rivoltarla a metà giornata. L'erba, ormai ingiallita, viene quindi nuovamente ammucchiata verso sera formando però dei mucchi più grossi, detti gramiòl. Questo proteggerà il fieno in formazione da eventuali intemperie. In alternativa, in caso di tempo stabile, si può procedere più speditamente formando delle cualère, ovvero affastellando il fieno in strisce della larghezza di circa un metro.
Il terzo giorno, quando la rugiada si è asciugata, l'erba dei gramiòl o delle cualère ormai quasi secca, viene sparsa di nuovo. A metà giornata si torna ancora a girarla. Nel pomeriggio il fieno dovrebbe essere pronto per essere raccolto. Una volta radunato il fieno, sul prato si passa un rastrello a denti più stretti (rastèl pi spas) al fine di raccogliere i residui.
Qualche volta l’operazione dura di più e allora al tramonto il foraggio si raccoglie ancora in mucchi, ma più grossi di quelli del giorno avanti. Al quarto giorno, dopo l’evaporazione della rugiada, i mucchi si aprono, ma il foraggio non si spande più su tutta la superficie del prato, si tiene cioè raccolto e, se occorre rivoltarlo, ciò si fa con riguardo. Se neppure in questo giorno il foraggio non ha ancora raggiunto il grado di secchezza che si desidera, alla sera nuovamente si mette in mucchi e così si seguita finché occorre. Quando il tempo è buono l'operazione, come si vede, va da sè; ma le difficoltà diventano gravi quando il tempo si mantiene persistentemente cattivo. Le pioggie fanno subire al foraggio, specialmente se è già un po’ secco, dei gravi danni; esso ingiallisce, perde il suo odore aromatico e buona parte del suo potere nutriente. Il foraggio deve perciò essere sottratto, per quanto è possibile, all’azione della pioggia, disponendolo a mucchi più o meno grossi, secondo il suo stato di essiccamento. In massa alquanto grossa il foraggio umido non tarda a riscaldarsi, ma ciò non reca danno se dura poco tempo; se invece le condizioni cattive durano molto, la massa ingiallisce e si sviluppano le muffe; perciò, qualunque sia il tempo, bisogna sparpagliare il foraggio o almeno aprire i mucchi e aereare la massa di tanto in tanto.
Raccolta del fieno e sua conservazione — Il fieno, quand’è sufficientemente secco da poter essere conservato in massa, è raccolto e immagazzinato senza ritardo, perché una più lunga permanenza sul prato potrebbe esporlo a parecchi danni. In alcuni paesi però prima di metterlo nei magazzini o nelle grandi biche, si usa di ammucchiarlo in cumuli di 5-6 quintali o più, per lasciargli subire una prima fermentazione e ottenere un ulteriore disseccamento, che ne renda poi sicura la conservazione in grandi masse. Questa pratica è da consigliarsi per i paesi piuttosto asciutti e per i prati che danno un sol prodotto. I cumuli devono essere ben fatti e collocati in siti alti, in modo che se viene a piovere l’acqua non penetri facilmente nel loro interno, né dall’alto, né dal basso.
In Limonasco, la bica temporanea ove il fieno è inizialmente convogliato viene detta màiia. Da questa, il fieno sarà quindi prelevato destinandolo alla fnèra (fienile, come edificio) oppure allo fner (bica o méta, da Treccani: "méta: mucchio di paglia, fieno, biade, letame, escrementi, che si leva nei campi generalmente a forma di cono") che sorgerà nel prato.
Se il foraggio è ben secco e pigiato, la conservazione in fienile non lascia nulla a desiderare, ma se i muri sono un po’ umidi, se il foraggio non è bene asciutto, esso ammuffisce facilmente e ne possono venire de’ grandi guasti. Di più, se il foraggio si scalda molto, è difficile arrestarne la fermentazione e certe volte esso s'incendia. Questo modo di conservazione ha inoltre l’inconveniente di esigere dei fabbricati molto costosi, e nelle grandi aziende rurali è stato in gran parte abbandonato. Nei fienili il foraggio deve anche essere fortemente compresso, specialmente nella vicinanza dei muri e verso gli angoli, per scacciare l’aria il più che sia possibile ed evitare che si formino dei vuoti, che sono sempre molto dannosi, perché là facilmente si raduna dell’umidità e si sviluppano delle muffe. Quando, verso l’autunno, si devono ammucchiare fieni incompletamente secchi, è buona regola mescolarli con della paglia bene asciutta e spargervi sopra, di tanto in tanto, un po’ di sale, che ne aiuta la conservazione.
Per destinare il fieno alla fnèra (fienile), con il tridente oppure a mano si preparano i bariùn, fasci di fieno idonei ad essere trasportati a spalle, del peso di circa 60-70 Kg. Per realizzare il bariùn si prende dello spago resistente che viene intrecciato con due sbarre di legno lunghe circa 150 cm. Il fieno viene quindi poggiato sopra il dispositivo, precedentemente disteso a terra, e le due sbarre sono poi legate insieme per chiudere e compattare il tutto, formando così il bariùn. Questo grande fascio, di forma cilindrica, viene caricato a spalla con grande fatica da una sola persona (si parte da terra, poi in ginocchio e infine ci si alza). In alternativa, quando si è in tre, due persone sollevano il bariùn per caricarlo sulle spalle del terzo. Una volta che i bariùn sono stati portati nella fnèra, il fieno viene di nuovo sparso perché, seppur secco, ancora "bolle" (al büč) e rischia di ammuffire.
In bica il fieno si conserva bene, quando si ha l’avvertenza di non lasciarvi penetrare l’acqua, né dal basso, né dall’alto. Le biche possono essere a base circolare, quadrata, rettangolare; esse devono farsi sopra un terreno un po’ elevato, asciutto e il fieno non deve mettersi a diretto contatto col suolo, ma prima si deve disporre uno strato di tavole, di fascine, di sterpi o di sassi. Sopra questi materiali isolati si ammucchia il foraggio a strati orizzontali, comprimendolo sempre energicamente e regolarmente: le pareti specialmente devono essere fatte con diligenza e tirate verticali o, meglio ancora, un poco a strapiombo. Quando l’altezza è arrivata a un certo punto, si diminuisce poco per volta la larghezza del mucchio, dando a questa parte una forma conica, se la pianta è circolare, e sovente si termina col fargli una copertura di paglia.
L'allestimento dello fner (bica, méta) necessita di una base detta fnezìl (o ligùr), di forma rotonda, preparata con rami o con sassi, affinché il fieno non entri in contatto con il terreno. Si procede quindi a disporre il fieno senza pressarlo, al fine di lasciarlo "bollire"(büggri), e creando una forma a campana di cui si aggiustano (plår, "pelare") ripetutamente i bordi. Ai fini di impermeabilizzare la struttura, la sommità viene quindi ricoperta con almeno due giri di cuassùn, mazzi di paglia di segale (pågia d' sèga). Ciascun cuassùn è legato in corrispondenza degli estremi apicali (più vicini alla spiga) dei culmi in modo che le estremità opposte, più spesse, possano divaricarsi. I mazzi sono poi disposti in modo embricato tra loro per garantire la tenuta. Lo fner terminerà quindi con una punta detta caplìnna costituita da un più ampio mazzo di paglia. Questo viene posizionato verticalmente e allargato sui cuassùn a mo' di ombrello protettivo. Affinché il vento non li porti via, si bloccano i cuassùn con i sàrci ovvero con cerchi fatti di rami di vimini intrecciati (viusåm) a formare una sorta di catena spessa circa 10 cm. Si possono impiegare più sàrci a seconda delle necessità e ciascuno andrà fissato ponendovi sopra, a intervalli regolari, diversi sassi (bec o paire), pesanti da 2 a 7 kg circa. Lo fner si può quindi considerare concluso. Per potersene servire, il fieno sarà prelevato all'occorrenza tagliandolo con una sorta di pala affilata detta tagèt, caricandolo quindi sul carùs (carretto), o, in presenza di neve, sulla brasèra (slitta).
In caso di stagione favorevole si effettuerà ancora una seconda fienagione, detta rèscia.
Filastrocca del falciatore | The Mower's Rhyme | La comptine du faucheur
Àrba rùsa,
lu sciatùr arübba
Sès dzùvvi e nint bon a martlår;
mi båsciu la tèsta e a t' låsciu pasår
Àrba rùsa,
lu sciatùr arübba
Sès več, gi vàii pö a mulår,
mi båsciu la tèsta e a t' låsciu pasår
Àrba rùsa,
lu sciatùr arübba
Ås in bel àndi, martèli fin e sès bon a mulår,
ài pur che incöi la m' tutsarè calår
IT | EN | FR
IT
Erba matura, il tagliatore arriva
Sei giovane e incapace a molare, io abbasso la testa e ti lascio passare
Erba matura, il tagliatore arriva
Sei vecchio e non ci vedi più a molare
Erba matura, il tagliatore arriva
Lavori bene, martelli con delicatezza e sei bravo a molare,
Ho paura che oggi dovrò andar giù.
EN
Ripe grass, the mower is coming
You are young and cannot sharpen, so I bow my head and let you pass
Ripe grass, the mower is coming
You are old and can no longer see to sharpen
Ripe grass, the mower is coming
You work well, you hammer gently and you are good at sharpening,
I fear that today I shall have to fall.
FR
Herbe mûre, le faucheur arrive
Tu es jeune et tu ne sais pas aiguiser, je baisse la tête et te laisse passer
Herbe mûre, le faucheur arrive
Tu es vieux et tu ne vois plus assez pour aiguiser
Herbe mûre, le faucheur arrive
Tu travailles bien, tu martèles avec délicatesse et tu sais bien aiguiser,
J'ai peur qu'aujourd'hui, je ne doive tomber.
https://ilmuseodimirabello.com/la-tradizione/i-saperi/i-nomi-delle-cose/la-falce-al-fer/
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Foto di ©Luisa Spagnolo https://limone-piemonte.blogspot.com/search?q=fner
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Ex voto - cappella di San Bernardo | chapel of Saint Bernard | chapelle Saint-Bernard
1924
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