Foto di ©Antonella Bottero da https://www.flickr.com/photos/cielomiomarito/4866364895/in/album-72157629418346920 licenza CC BY-NC-SA2.0 https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/
Aratura 1914 (da Marco Bellone)
La massima parte delle piante erbacee coltivate si propaga per seme e seminagione dicesi l'operazione per la quale si affidano al terreno i semi che su di esso voglionsi far germinare. La buona riuscita delle colture dipende in gran parte dal modo e dalle circostanze in cui è eseguita questa operazione, essa merita perciò tutta l'attenzione dell'agricoltore. (...) Il terreno sul quale si eseguisce la seminagione deve essere stato preventivamente ben preparato; bisogna che esso sia ricco e ben lavorato. La preparazione fisica deve variare secondo la qualità dei semi, la stagione e la natura del terreno stesso; se i semi da spandersi sono molto minuti, il terreno dev'essere più finamente diviso che se sono voluminosi; per le seminagioni d'autunno non occorre che il terreno sia tanto sminuzzato come per quelle di primavera, specialmente se esso è argilloso ed ha tendenza a costiparsi fortemente. Il terreno deve inoltre essere fresco, quando vi si depongono i semi, affinché essi possano facilmente assorbire l'acqua necessaria alla loro germinazione e le piantine sviluppare regolarmente e presto oltrepassare lo stato d'infanzia, durante il quale esse sono tanto sensibili alle cause avverse. Si può seminare anche quando il terreno è molto secco; i semi allora rimangono inalterati sino alle prime acque, non è però sempre prudente di operare in tal modo, perché se i semi in tal modo non si guastano, possono venirsi divorati dagli insetti, dagli uccelli e altri animali. Bisogna astenersi dal seminare quando il terreno è molto umido e quando è soltanto leggermente bagnato alla superficie; nel primo caso è difficile eseguire bene la seminagione, perché la terra, invece di essere friabile e sciolta, è pastosa e appiccicaticcia; nel secondo si corre il rischio, per l'asciuttezza, di perdere le piante durante la germinazione o subito dopo.
La maggior parte delle seminagioni si fanno in autunno od in primavera; seminando in autunno le piante vanno incontro all'inverno, bisogna che possano bene inradicarsi nel suolo e farsi robuste prima che sopraggiungano i freddi intensi, prima che i geli sollevino la terra; perciò è necessario eseguire l'operazione per tempo. Non si deve però anticipare troppo, perché certe piante, che si sviluppano oltre un certo limite prima dell'inverno, sono più facilmente danneggiate dal freddo e dalle nevi; inoltre, seminando molto presto, l'agricoltore ha minore facilità di nettare bene il terreno e in mezzo alle piante coltivate si sviluppano spesso molte piante avventizie. Quando si semina in primavera le piante coltivate vanno incontro all'estate ed hanno specialmente da temere i danni della siccità; è utile perciò di seminare presto, affinché esse possano profittare delle piogge primaverili e farsi adulte prima dell'arsura estiva. Ma anche per le seminagioni della primavera vi è un periodo di massima convenienza, che non si può oltrepassare senza danno. Seminando molto presto il terreno è men netto, le piante coltivate possono ancora essere colpite da qualche gelata tardiva, la temperatura ancora bassa rende lenta la germinazione e la prima crescita delle piante, e questa vita stentata può anche influire dannosamente sul loro sviluppo ulteriore. Se poi si semina molto tardi gli inconvenienti sono ancora maggiori, perché i danni della siccità e del gran caldo si fanno sentire più gravemente.
Certe piante possono seminarsi in autunno od in primavera, ma ordinariamente l'agricoltore non ha questa libertà di scelta; essa dipende dal clima e per ogni località la stagione più opportuna è una sola.
A Limone la semina viene fatta generalmente in primavera, in particolare per i cereali come il grano (lu gran), la segale (la sèga), l'avena (la biåva) e l’orzo (la pårmula). L’autunno precedente provvede alla concimazione: si preleva il letame (liåm) dal letamaio (giamèr) che di solito è situato nelle vicinanze del casolare (tats) e si porta sul campo (tsamp) che sarà poi arato (laurå) in primavera. Si sparge (giamår) il letame al suolo usando il tridente (trant) o il forcone (fùrtsa). In precedenza, nei campi con molta pendenza, il contadino avrà prelevato la terra che le piogge hanno fatto scivolare in basso, riportandola più in alto, operazione detta anriår. Il trasporto dal basso può avvenire con una gerla (gurbìnna) trasportata a spalla, oppure con una specie di portantina con quattro manici detta süvèra da tàra retta da due persone, o ancora con una specie di slitta (gràppa) trainata da un bovino o dal contadino. Altrettanto vale per il trasporto del letame, ma per questo si utilizza la süvèra da liåm.
In primavera si procede quindi ad arare (laurår) utilizzando l’aratro (slùira) trainato da uno/due bovini e manovrato in coda dal contadino tramite il timone di legno (timùn) collegato a una stegola (cùa). Si realizzano così, strisce di terra rivoltata. Le parti dell'aratro a versoio con coltro sono: soc (vomere) che si infila nel terreno più o meno in profondità, cùtri (coltro) una specie di lama per tagliare il terreno, uràgge (versoio, orecchio, rovesciatoio) la parte che, dopo il vomere, ribalta e frantuma la fetta di terra. La forza motrice degli animali è trasmessa dalle tirelle (tirèle), cinghie resistenti legate al giogo doppio (dzu) posto sul garrese della coppia di bovini, oppure al giogo singolo (dzuàt) quando è impiegata una sola bestia. Le tirelle si uniscono quindi al bilancino di traino (balansìn o tròzia), che a sua volta è collegato al timone dell'aratro tramite una pesante catena (dzainås). Questa si aggancia su uno dei tre anelli in metallo verticalmente posti all'estremità del timone, con funzione regolatoria (anello più alto per un'aratura profonda, anello intermedio per un'aratura normale, anello inferiore per un'aratura più superficiale). Il contadino procede avanti e indietro fino a coprire l'estensione del terreno su cui si formano così strisce della larghezza di circa 20-30 cm. Le zolle di terra vengono poi ulteriormente frantumate e ripianate con l'uso dell’erpice (àrpi o àrpiu) o, per un piccolo appezzamento, con la zappa (såpa). Per finire, si passa il rastrello di ferro, per raccogliere sassolini, radici o altro.
Prima di affidarlo al terreno l’agricoltore spesso fa subire al seme qualche speciale preparazione, avente per scopo di affrettarne la germinazione o di difenderlo dai nemici, come rodicanti, insetti, uccelli, parassiti vegetali, ecc. (...) Per certi semi (es. segala) si ottiene un acceleramento nella germinazione, ed un più sollecito sviluppo delle piantine, essiccandoli ad una temperatura di 40°-60°. (...) Quando si vogliono difendere i semi dai rosicanti, dagli uccelli e da altri animali che ne sono avidi, si mettono in digestione o si spruzzano con liquidi amari o di cattivo odore, o si ravvolgono in sostanze solide disgustose; si usa all'uopo un'infusione di radici di elleboro bianco, si usa del petrolio, del gesso, dello sterco di gatto, del catrame, ecc. (...) I semi hanno qualche volta, aderenti alla superficie, delle spore di parassiti, le quali, se non vengono distrutte, germinano col seme e infestano le piante; è così che il seme di frumento porta sovente delle spore di carie, di carbone, ecc. Per distruggere quelle ed altre simili spore sono stati consigliati molti rimedi, fra i quali sono specialmente da citarsi i seguenti: 1. Avvolgere il seme nella calce viva, dopo averlo bagnato nell'acqua, o meglio in una soluzione di solfato di soda; 2. Tenerlo in digestione per 12 ore nell'acqua contenente 0,5 % di solfato di rame o di acido solforico; 3. Tenerlo per cinque minuti nell'acqua portata alla temperatura di 56°-60°C.
La determinazione della quantità di seme da adoperarsi per unità di superficie è una questione molto importante per la buona riuscita delle coltivazioni, ossia per la qualità e l'entità del prodotto. Se si semina molto rado, una parte del terreno non è utilizzata, si hanno più scarsi prodotti, le piante si sorreggono meno efficacemente, il vento le può rompere, le cattive erbe invadono più facilmente il terreno e prendono maggior sviluppo. Seminando troppo fitto, si ha dapprima il danno d'una maggiore spesa, ma poi le piante, troppo vicine le une alle altre, si danneggiano mutualmente, le radici si disputano il nutrimento nel suolo e le parti aeree si contendono l’aria e la luce; ne deriva che esse restano deboli, piccole e non dànno, malgrado il loro grande numero, che un prodotto scarso e di qualità poco buona. Le piante che crescono molto fitte hanno posseduto tessuti flosci, poco resistenti, sono più soggette all'allettamento e soccombono più facilmente all'attacco dei loro nemici; infine è da osservarsi che in mezzo ad esse le operazioni culturali sono più difficili e più costose. Il buon agricoltore deve perciò sapersi tenere in un giusto mezzo, secondo le condizioni in cui opera.
Le principali circostanze che fanno variare la quantità di seme da adoperarsi, per unità di superficie, sono le seguenti: (1) La specie o varietà delle piante (...). (2) Per la medesima specie e razza di piante la quantità di seme deve variare secondo la sua grossezza (...). (3) Lo scopo della coltivazione: una stessa pianta può coltivarsi per differenti scopi e in relazione a questi deve variare lo spazio che le si deve dare e quindi la quantità di seme. Il mais, la fava, l'orzo, la segala, l'avena ed altre simili piante, coltivate per seme, devono mettersi meno fitte che quando si coltivano per foraggio. Il lino e la canapa coltivati per seme, devono anche seminarsi più rado che se si coltivano essenzialmente per tiglio, ecc. (4) La fertilità della terra e il suo stato di preparazione: sulle terre fertili, ben preparate, ove le piante possono prendere molto sviluppo, conviene seminare più rado che in quelle povere e mal preparate, nelle quali esse crescono meno e falliscono in maggior numero. (5) La stagione e il clima: nei climi buoni e nelle stagioni propizie occorre adoperare minore quantità di seme che quando si opera in condizioni opposte. (6) Il modo di seminare: se si semina in righe regolari, se il seme è ben distribuito sul suolo, se ne adopera meno che se si semina a spaglio o in altro modo poco regolare.
La maggior parte dei semi, per germinare regolarmente, hanno bisogno di essere messi sotto terra; lo spessore della copertura non deve però essere sempre la medesima, ma variare secondo i casi. In generale i semi grossi, che hanno bisogno di molta acqua per germinare e che contengono molti materiali di riserva nei cotiledoni o nell’albume, devono mettersi a parecchi centimetri sotto terra, mentre quelli fini devono essere appena coperti, altrimenti le piantine si esauriscono prima di aver formato i necessari organi di nutrizione. In terre sciolte, porose, facili a disseccarsi alla superficie, ma nelle quali l'aria circola facilmente, i semi devono essere più profondamente interrati che in quelle compatte; per identica ragione nelle seminagioni primaverili bisogna in generale coprire i semi più profondamente che nelle seminagioni autunnali. Nelle terre molto polverizzate i semi non devono essere messi così profondamente come in quelle zollose.
Rispetto al modo in cui il seme è distribuito sul terreno si distinguono tre principali specie di seminagioni: a spaglio; in righe a semi isolati; ciuffetti o a buchette. Si semina a spaglio quando i semi sono sparsi senz’ordine sulla superficie del terreno; adottando questo metodo di seminagione, bisogna anche procurare che i semi siano distribuiti colla maggiore regolarità possibile, affinché il terreno rimanga uniformemente coperto di piante; ma queste non risultano mai egualmente distanti, né allineate per alcun verso. La seminagione a spaglio una volta era l'unico metodo adottato, ma ora essa è in gran parte sostituita dalla seminagione a righe, la quale presenta importanti vantaggi e va sempre più diffondendosi col progredire dell'arte agraria. Seminando a spaglio, in certi punti le piante si trovano sempre troppo fitte ed in altre troppo rade; nei primi si danneggiano a vicenda, nei secondi non utilizzano bene il terreno, il prodotto risulta perciò in tutti i casi poco uniforme, meno abbondante e meno bello di quello che potrebbe essere.
Tìsta dla cascìnna, circa 19??
Viale Giovanni semina il furmantìn (grano saraceno), foto anni 1980
La semina a spaglio è quello tradizionalmente impiegato per seminare (samnår) i cereali sui nostri terreni montuosi. Il contadino sparge infatti il seme a mano attingendo da una sacca che porta a tracolla ottenuta da sacchi di iuta (sarpigèra) e procede avanti e indietro per il campo, avendo cura di sparpagliare nel miglior modo possibile il seme. Fatto ciò, passa il rastrello sull’intero campo, in modo che i semi siano leggermente coperti dalla terra.
Per fare una buona seminazione bisogna raggiungere due scopi, distribuire uniformemente il seme e spanderne, per ogni unità di superficie, la quantità preventivamente fissata. Soltanto le persone abili e intelligenti arrivano, dopo una lunga pratica, ad eseguire a dovere questa operazione; i buoni operai seminatori sono rari e devono essere tenuti da conto. L'operaio che semina porta con sé, per mezzo d'un canestro, d'un sacco, o d'un grande grembiale che si attacca al collo ed alle spalle, una certa quantità di seme, ed a manciate regolari lo spande sul suolo, servendosi ora della mano destra ora della sinistra. Se il terreno è uniforme e non porta traccia di solchi, bisogna dividerlo in prese di 3 o 4 metri di larghezza e le linee di divisione serviranno a guidare i passi del seminatore. Si supponga d'aver da seminare l'appezzamento ABCD (fig. 1); tracciando dei solchetti, oppure con qualche ramo od anche solo con qualche grossa zolla, si segnano le rette mn, pq, rs, distanti da 2 a 4 metri l'una dall'altra.
Supponiamo che il vento spiri da A verso D; il seminatore incomincerà da A e seguendo il cammino AB spargerà, colla mano destra e a manciate regolari, il seme sul rettangolo ABnm. Arrivato in B passerà in n e percorrendo il cammino nm seminerà colla sinistra il rettangolo nmpg e così di seguito. Questo metodo ha il vantaggio di una grande semplicità, ma non permette mai di ottenere una distribuzione uniforme dei semi, perchè nel mezzo dei rettangoli essi cadono sempre più fitti che verso le estremità laterali. Per rimediare a tale inconveniente si usa di incrociare i getti, in modo da ripassare due e anche tre volte sul medesimo sito; l'operazione è un po' più lunga, ma riesce meglio. Ecco come si può operare: Sia ancora da seminarsi l'appezzamento rettangolare ABCD (fig. 2).
Percorrendo la AB si comincia a seminare colla destra, e a mezze manciate il rettangolo ABmn. Arrivato in B, il seminatore ritorna sui suoi passi e, procedendo da B verso A, a manciate intere semina con la sinistra tutto il rettangolo ABpg, completando così la semina della prima aiuola ABmn e spargendo la metà del seme sull'aiuola mnpg. Ritornando in A, l'operaio passa in n, e camminando lungo la nm, a manciate intere semina tutto il rettangolo nmrs, completando così la seminazione sino alla linea pg, e con la medesima regola procede pel resto.
Un buon seminatore in una giornata può seminare a spaglio una superficie variabile da 3 a 5 ettari. Il seme sparso sul suolo deve poscia essere interrato; nella piccolissima coltura si usa, per tale scopo, lo zappetto o il rastrello; più comunemente si adopera l'erpice, il coltivatore o l'aratro. Se il terreno è stato ben preparato e se non trattasi di semi molto grossi, l'erpice si presta bene e, secondo i casi, si usano strumenti leggeri o pesanti e si fanno procedere coi denti rivolti in avanti o in dietro. Per terre molto sciolte e per semi fini si adoperano erpici molto leggeri, certe volte fatti di soli rami, e qualche volta anche il rullo. Il coltivatore si usa quando il terreno è zolloso o quando si vuole interrare il seme profondamente; finalmente sulle terre che soffrono molto per causa delle gelate invernali si usa anche l'aratro. Le seminagioni con l'aratro si fanno in due modi principali: nell'uno si comincia, come al solito, a spargere il seme sulla superficie del terreno e poi si dà una leggera aratura, con la quale il seme viene coperto; invece di adoperare un aratro comune in tal caso si ricorre sovente all'uso di polivomeri leggeri, che fanno risparmiare tempo e spesa; nell'altro modo, quando si vuol seminare, si ara il terreno e il seminatore, seguendo immediatamente l'aratro, spande il seme in fondo ai solchi da esso aperti, solchi che vengono successivamente colmati da nuove fette di terra e così tutto il seme viene ricoperto. Questo metodo è il più lungo di tutti, perchè la superficie seminata per giorno è soltanto eguale a quella che può essere lavorata da un aratro; esso non può convenire che per semi molto grossi e per terre leggere e aride. (...)
Nella piccola coltura la seminagione a righe è generalmente fatta a mano. Con un zappetto o con un altro ordegno adatto si aprono nel terreno tanti solchetti rettilinei, paralleli, alla distanza e della profondità fissate, e in essi si distribuisce colla mano il seme, che poi si copre colmando i solchetti. Per guidarsi nella direzione e nella distanza di essi gli operai si servono di un cordino, che si tende da una estremità all'altra del terreno e che man mano si sposta della voluta distanza. Invece d'uno zappetto, che apre un solco solo per volta, si può far uso di un rigatore, formato d'un telaio con quattro o cinque piccoli vomeri, col quale si possono aprire contemporaneamente quattro o cinque solchetti.
La seminagione a buchette è principalmente praticata nella piccola coltura ed è per lo più eseguita a mano. Il seminatore scava, guidandosi con un cordino, delle piccole buche, a distanza variabile secondo la qualità delle coltivazioni, e in ognuna di esse depone in seguito due o più semi, coprendoli colla terra scavata e comprimendo il suolo se occorre. Le buchette devono essere ben allineate, a distanze regolari e possibilmente disposte a quadrati, a rettangoli, a triangoli isosceli e a triangoli equilateri. Se trattasi di semi non molto grossi le buchette possono anche farsi con un cavicchio di legno, simile a quello di cui si servono i giardinieri per mettere a dimora le piantine tolte dai vivai; la punta deve però in questo caso essere piatta o leggermente concava. A piccola distanza dalla punta, il cavicchio ha diversi fori orizzontali, in uno dei quali si mette un piroletto di legno o un chiodo, che serve ad arrestare il cavicchio quando lo si pianta in terra, affinché tutti i buchi risultino della stessa profondità. In molti luoghi il mais è seminato in tal modo col cavicchio. (...)
Aratro semplice, XIX secolo, tetti Dzitùn - Foto di ©Giacomo Bellone
Aratro semplice, XIX secolo, tetti Dzitùn - Foto di ©Giacomo Bellone
Aratro a versoio con doppia stegola - Foto di © Antonella Bottero
Aratro a versoio con coltro - Foto di ©Giacomo Bellone
Aratro a versoio con coltro - Foto di ©Giacomo Bellone
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Immagine di ©Vanda Chiappero
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