Limone Piemonte è storicamente nota per le sue abbondanti nevicate. Non daremo però conto qui della nascita e dello sviluppo in paese degli sport invernali in quanto esiste a tale proposito un ben documentato Museo dello Sci.
Sebbene oggi le precipitazioni sembrino essersi attenuate e i mezzi meccanici abbiano semplificato la vita montana, fino agli anni '50 del XX secolo la gestione dell'inverno poggiava interamente sulla forza delle braccia, sulla solidarietà e, nel centro abitato, su un sistema ingegnoso di sgombero della neve.
Corte Rotonda (1970 circa) - Foto di ©Giacomo Bellone
La bùira
Per comprendere come avvenisse lo sgombero della neve (bùira) in paese, bisogna immaginare una Limone molto differente da quella attuale: le strade del centro non erano occupate dalle automobili, i tetti erano coperti da pesanti lastre di pietra, le lose (crübårt a làuse), che richiedevano frequenti spalature (palår gi crübårt) per evitare crolli.
Non esistevano fognature moderne; al centro delle strade acciottolate correvano piccoli canali per lo scolo dell'acqua, i bialòt. Quando (frequentemente) il Comune decideva che era tempo di liberare le strade, entrava in scena il messo comunale (negli anni '50 si ricorda la figura di Mårc Sacrìsta). Questi percorreva le vie del centro e, al suono di una trombetta per richiamare l'attenzione, declamava ad alta voce il giorno, l'ora e le zone interessate dall'operazione. Era il segnale d'inizio della bùira. I proprietari delle case — all'epoca quasi tutte abitate stabilmente — scendevano in strada con il badile (påla). In corrispondenza dei bialòt, scavavano un trincerone nella neve che, casa dopo casa, creava un corridoio ininterrotto verso il torrente.
Al momento stabilito, un operaio comunale situato nella parte alta del paese (sümma dla vìlla) deviava l'acqua di un ruscello verso il trincerone appena scavato. I limonesi iniziavano quindi a gettare la neve nel flusso d'acqua: questa, in parte sciogliendosi e in parte restando a blocchi, veniva trascinata dalla corrente verso valle.
Non era un'operazione priva di rischi. Accadeva spesso che grossi blocchi di neve ghiacciata finissero per occupare la canaletta che ne rimaneva ostruita (ambuirå), causando pericolosi sversamenti d'acqua nelle cantine o nei piani terra. In quel momento interveniva l'operaio comunale armato di aråbi, ossia una lunga pertica di legno con un’asse trasversale in punta, usata per smuovere l'ostacolo e far ripartire il flusso. In questi frangenti, la collaborazione tra paesani era totale e frenetica.
L'acqua necessaria a questa operazione veniva prelevata dal ruscello Rapitone (Rapitùn) nel vallone di Milliborgo. Il ruscello passava nei pressi dell'attuale partenza della cabinovia a campo Principe, attraversava i prati del Castlàn (oggi densamente edificati) e giungeva all'incrocio tra via XX Settembre (Carèra Grànda) e via Pietro Viale.
Si ringrazia Antonio Bellone per la cartolina
Le cintåine e i giochi dei bambini
Nella parte bassa del paese (arsùn dla vìlla) esistevano (e resistono tuttora) le cintåine: spazi strettissimi tra le file di case, senza nome né numero civico. Durante la spalatura dei tetti, questi vicoli venivano letteralmente colmati di neve, che vi rimaneva (e rimane anche oggi) fino a primavera. Questi cumuli diventavano il regno dei bambini, che li usavano come nascondigli per giocare a vàn cirir detto anche a bre da bàra, cioè a nascondino.
Cintåina - Foto di ©Vanda Chiappero
La fatica delle donne
L'inverno a Limone non era duro solo per chi spalava. Le donne affrontavano prove di grande resistenza fisica: per lavare i panni dovevano raggiungere il torrente o il lavatoio anche nelle giornate più gelide. Spesso erano costrette a rompere uno strato di ghiaccio per accedere all'acqua. In quelle giornate dure, tra il vapore del fiato e le mani arrossate, si intrecciava la fatica con la solidarietà che le univa.
Carèra Grànda - donna alla lavùira (1915)
Da Rivista Subalpina (1929)
Il villaggio di neve
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Si ringrazia Marco Bellone per la fotografia
Si ringrazia Marco Bellone per la fotografia
Si ringrazia Marco Bellone per la fotografia
Si ringrazia Marco Bellone per la fotografia
Si ringrazia Marco Bellone per la fotografia
L'equipaggiamento
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Tsåstrule - Foto di ©Giacomo Bellone
Garàude - Foto di ©Vanda Chiappero
Valàntse e bùire
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Foto di ©Giacomo Bellone
Foto di ©Giacomo Bellone
Foto di ©Giacomo Bellone
Foto di ©Giacomo Bellone
Foto di ©Giacomo Bellone
Foto di ©Giacomo Bellone
Foto di ©Giacomo Bellone
Foto di ©Giacomo Bellone
Foto di ©Giacomo Bellone
Foto di ©Giacomo Bellone
Il nivometro
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Foto di ©Giacomo Bellone
Foto di ©Giacomo Bellone
Foto di ©Giacomo Bellone
Foto di ©Giacomo Bellone
Foto di ©Giacomo Bellone
Foto di ©Giacomo Bellone
Foto di ©Antonella Bottero (2008)
Foto di ©Antonella Bottero (2008) https://www.flickr.com/photos/cielomiomarito/3427858903/in/album-72157623313061824