Foto di ©Giacomo Bellone
La trebbiatura è l'operazione per la quale si sgranano le spiche dei cereali e si separano i semi dalla paglia (båtri). Essa può eseguirsi in diversi modi e si possono specialmente distinguere i cinque seguenti: (1) a banco; (2) col correggiato; (3) coi rulli; (4) mediante il calpestio degli animali; (5) con le trebbiatrici meccaniche.
Trebbiatura a banco. Non può praticarsi che nella piccola coltura, ed è uno dei sistemi più primitivi. Lo si trova tuttora usato in alcune parti della Toscana (...) Esso consiste nel battere i covoni su un largo tavolo posto a piano inclinato, ottenendo una bella paglia ma risultando lento e faticoso. Nella battitura però parecchie spiche si dicollano, perciò tali spiche vanno poi battute col correggiato. (...) In molti paesi dell'area occitana si usa l'antico sistema egiziano: si prendono i covoni a due mani e li si batte più volte su di un asse inclinato accostato ad uno spigolo del fienile: l'asse per lo più è ricavato da un grosso tronco scavato. Manco a dire, i chicchi schizzano via dalla spiga e si ammucchiano in fondo all'asse, contro le pareti del locale.
Trebbiatura col correggiato. A Limone lo stesso lavoro segue un altro procedimento. Anzitutto si spazza per bene l'aia (èra) di casa; ciò fatto, s'impiastriccia tutta l'area con sterco di mucca diluito nell'acqua. Questa operazione, si chiama ambutsår l’èra. A contatto dell'aria il "preparato" in breve tempo si trasforma in un velo duro, solido, "vetrificato". A questo punto si recuperano le dzàrbe (covoni) dal luogo dove sono state riposte e le si dispone a cerchio con le spighe al centro, quindi, uno o due uomini ma anche due donne, prese le caviåle (correggiato) battono il tutto, liberando così i chicchi dalle spighe. Da Treccani correggiato (o coreggiato) s. m. [der. di correggia]. – Arnese per la battitura dei cereali e di altre piante da seme, formato da due bastoni, detti rispettivamente manfanile (quello più lungo che costituisce il manico) e vetta, uniti da una correggia di cuoio (gómbina).
Il correggiato è uno strumento semplicissimo, formato di due bastoni uniti insieme da un legaccio di cuoio. Il battitore tiene in mano uno dei bastoni, e imprimendogli un movimento circolare, fa girare l'altro bastone sopra i l capo e lo fa cadere con forza sopra il cereale disteso sul terreno, in guisa da colpirlo per tutta la sua lunghezza. La battitura col correggiato, se è praticata durante la bella stagione, si eseguisce all'aperto, sopra un'aia permanente o temporanea; se in autunno o in inverno, la si fa sotto un portico o entro un grande magazzino, ma allora gli operai sono molto incomodati dalla polvere. In ogni caso il suolo sul quale si pratica deve essere sufficientemente duro, ben liscio e non deve far polvere; il cereale si distende su di esso a strati successivi, contigui, non molto spessi e con le spiche sopra. I battitori ordinariamente si dispongono su due file parallele, gli uni in faccia agli altri; incominciano da un lato dell'aia, battono il cereale dapprima leggermente e poi forte; i colpi d'una fila si alternano con quelli dell'altra. A misura che si compie la battitura d'un piccolo tratto, gli operai d'una fila retrocedono e avanzano gli altri, e si continua così sino ad arrivare all'estremità opposta dell'aia. Altre volte i battitori si dispongono in quadrato e tra i colpi d'una fila alternano successivamente tutti quelli delle altre tre, in regolare cadenza. Fatta la battitura su tutta l'estensione dell'aia, si rivolta il cereale e si batte una seconda volta; quindi si ritira la paglia, si raduna il grano e lo si monda. Ogni battitori dà 30-40 colpi al minuto e quindi colpisce il cereale da 18 a 24 mila volte in 10 ore di lavoro effettivo. Un buon operaio può battere in un giorno, secondo Hachette e Darblay, 75-85 covoni di frumento, del peso di 8 o 9 chilogrammi, (...). Il cereale che si batte più facilmente è l'avena, poi viene l'orzo, infine la segala ed il frumento. (...) La battitura col correggiato non è più usata che nella piccola coltura o quando si vuol avere della paglia intera per legature ed altro.
Trattati in modo un po’ grossolano, i chicchi restano pieni di pula, di ariste, di infinite pagliuzze. A risolvere il problema della vagliatura (sarbiår), ci pensano soprattutto le donne.
Nei giorni più ventilati, si prende il ventilabro (van), lo si riempie di 4-5 kg di chicchi, lo si mette sulla testa nell'operazione di ausår al vant, ovvero di alzare i cereali al vento, tenendo con una mano il ventilabro, e dando con l’altra dei colpi dal di sotto, sicché il vento allontani le impurità e i chicchi ricadano puliti. I chicchi sono poi versati nel sacco ed così di seguito fino ad esaurimento. Una ginnastica dura, ma a fine giornata bei sacchi di grano, di segale,d’orzo, ripagano la fatica. Il lavoro però non è ancora finito, perché tra i chicchi possono ancora residuare delle impurità (pietruzze, cascami, ecc…) ed allora occorre ancora ripassare il tutto al setaccio (sarnàč).
Trebbiatura mediante il calpestio degli animali. La sua origine è remotissima: l'usavano i Latini, gli Egiziani ed altri antichi popoli. Per lunghi secoli è stato l'unico metodo usato nella grande fattoria dei paesi caldi. Si procede nel seguente modo: sopra un'aia circolare, piana, lastricata o ben compressa, si pone il cereale da trebbiare, che sta disteso mietuto a collo, cioè con poca paglia; si comincia dalla parte centrale; i covoni, dopo essere stati slegati, si dispongono in giro, con le spiche in alto, appoggiandoli gli uni contro gli altri e tutti rivolti verso il mezzo. Ciò fatto si conducono gli animali destinati a fare la trita, che possono essere cavalli, muli, asini, e qualche volta anche buoi, e si fanno camminare in giro su le spiche, attaccati a due a due. Un solo operaio può condurre sino a quattro e cinque di tali coppie; egli si colloca a metà distanza tra il centro e la circonferenza dell'aia e fa descrivere agli animali tanti giri concentrici (fig. 43). Spostandosi ogni tanto di una piccola distanza, e allungando o raccorciando la corda con cui tiene gli animali, egli fa loro descrivere sempre nuovi giri e fa calpestare il cereale su tutta l'ampiezza dell'aia. Il lavoro che devono fare gli animali è dapprima molto faticoso, ed essi camminano adagio, ma, a misura che la paglia viene acciaccata, si fa loro accelerare il passo, sino a farli andare al trotto, mentre diversi operai, armati di forche, rivoltano la paglia e la gettano sotto i loro piedi. Quando tutte le spiche sono bene sgranate si ritira paglia, scuotendola per far cadere i semi che vi si trovano mescolati; poscia si raduna il grano e si netta come sarà detto in seguito. Questa trebbiatura non si può eseguire che all'aperto e durante le calde giornate dell'estate; essa affatica molto gli animali ed il cereale può essere molto danneggiato dal cattivo tempo. Non si pratica quasi più nei nostri paesi, dopo che si sono inventate le grandi trebbiatrici. Per trebbiare un ettolitro di frumento, tenuto conto di tutte le perdite di tempo, si calcola che occorra 1/5 di giornata di cavallo e da 1/3 a 1/8 di giornata d'uomo. (...)
Trebbiatura coi rulli. Si pratica dove nei lavori agricoli si usano i buoi, i quali si prestano poco bene alla trebbiatura per calpestio. Sopra un'aia piuttosto grande si distende ancora il cereale a strati leggieri e un poco sovrapposti gli uni agli altri, ma con le spiche sempre rivolte all'insù e vi si fanno camminar sopra dei cavalli o dei buoi, trascinanti dei rulli di legno o di pietra. I rulli di pietra sono sempre a superficie unita, quelli di legno possono essere lisci o scanalati. In Italia si trebbia ancora coi rulli in molti poderi di media grandezza, e si usano di preferenza i rulli di legno a grandi scanalature, i quali sgranano le spiche per percussione e compressione. Il vantaggio di questi rulli sta in ciò, che non occorre farli molto grandi: il loro diametro infatti non suol eccedere i 60 o gli 80 centimetri; ma essi affaticano molto gli animali e non ne utilizzano bene la forza, quindi pare che convengano meglio i cilindri lisci, che operano soltanto per compressione; ad essi conviene però dare dimensioni molto superiori alle accennate. Quelli che eseguiscono miglior lavoro hanno circa m. 1,70 di diametro e 0,60 di lunghezza, e sono fatti di legno di quercia, pesante 1000 chilogrammi il metro cubo. Essi possono farsi di più pezzi e devono essere fortemente cerchiati alle estremità. I rulli di pietra eseguiscono un buon lavoro, ma non si possono fare molto grandi, perciò la trazione è difficile e la forza degli animali non è bene utilizzata. I rulli si possono adoperare in più modi: si trascinano da un'estremità all'altra dell'aia, seguendo vie parallele e rettilinee; oppure si fanno loro descrivere dei circoli o delle spirali, in guisa da farli passare ripetute volte sul cereale, fino a completo sgranamento. (...)
Trebbiatura con le macchine. La trebbiatura col correggiato è molto lunga e richiede una grande quantità di mano d'opera, quella con gli animali richiede vaste aie e non può farsi che all'aperto, durante il bel tempo; era quindi vivamente sentito, specialmente nei paesi settentrionali, il bisogno di macchine che, mosse da un motore inanimato, potessero trebbiare rapidamente delle grandi quantità di cereale, anche in luoghi chiusi, per esempio sotto porticati o in grandi magazzini. Questo problema però, malgrado diversi tentativi fatti in vari tempi e luoghi, non cominciò ad avere una soddisfacente soluzione che nel 1786, per opera dello scozzese Andrew Meickle, il quale profittando delle invenzioni anteriori di Ilderton, di Osley e di Kinloch, seppe costruire la prima trebbiatrice che abbia effettivamente prestato un buon servizio. La macchina Meickle si diffuse rapidamente nella Scozia ed in Inghilterra, penetrò in seguito nella Svezia e in Polonia, ma essa non cominciò effettivamente a farsi conoscere nel continente europeo che verso il 1830. Da quel tempo le trebbiatrici si perfezionarono e si diffusero presto, secondate anche al rapido perfezionamento delle locomobili a vapore, e nei grandi poderi fecero completamente abbandonare gli altri metodi di trebbiatura.
A Limone il lavoro secolare della trebbiatura col correggiato ha tardato a lasciar spazio al mundùr una trebbiatrice manuale che rende il lavoro molto più sbrigativo.
L'organo principale delle trebbiatrici consiste in un cilindro, detto battitore, che è attorniato, a piccola distanza e per un certo tratto della sua periferia, da una parete ad esso concentrica, alla quale si dà il nome di controbattitore. Durante il lavoro il controbattitore sta fermo, mentre il battitore è animato da un rapido movimento di rotazione. Il cereale da trebbiarsi, passando tra il piccolo spazio esistente tra quei due organi, è violentemente strofinato, compresso e percosso, e le spiche lasciano uscire i loro semi. I battitori usati nelle trebbiatrici moderne sono di due specie, cioè di tipo scozzese o americano. Il battitore scozzese, detto anche battitore a sbarre, adottato per la prima volta dal Meickle, consiste essenzialmente in un cilindro, che porta alla periferia delle aste longitudinali sporgenti, disposte parallelamente all'asse: il controbattitore è una specie di graticola, la quale attornia il battitore per un tratto che in media varia da 3/8 a 4/8 della sua superficie. Le grandi trebbiatrici hanno tutte il battitore di questo tipo; variano però i particolari da una macchina all'altra. Il battitore americano, o battitore a punte, è di più recente invenzione, e fu introdotto in Europa soltanto nel 1851; esso è costituito da un cilindro in lamiera, armato di punte disposte in fila secondo alcune generatrici del tamburo. Il controbattitore è una lastra armata pure di denti simili a quelli del battitore; esso è disposto superiormente a questo e non l'attornia che per 1/8 o 2/6 della sua periferia. Il battitore americano permette di utilizzare meglio la forza motrice e non deve girare tanto rapidamente, ma la pratica ha dimostrato che non si potevano dargli delle grandi dimensioni, quindi per ora esso è soltanto usato nelle piccole trebbiatrici e in quelle di media importanza.
Tenendo conto della qualità e quantità di lavoro che possono eseguire, le trebbiatrici si possono classificare in tre categorie principali: (1) trebbiatrici semplici a mano; (2) trebbiatrici composte, con asporta paglia e ventilatore; (3) trebbiatrici complete da gran lavoro.
Trebbiatrici semplici. Esse operano soltanto lo sgranamento delle spiche: il seme, la paglia, la pula escono dalla macchina in un sol miscuglio, e ciascuna di quelle sostanze deve essere separata con altre operazioni successive. Queste macchine non si usano che nella piccola coltura e si fanno funzionare a forza di uomo: alla loro diffusione contribuì molto il fabbricante Lanz, di Mannheim (fig. 44). Il battitore è del sistema americano: i denti sono assottigliati dalla base verso la punta e distribuiti secondo otto generatrici del cilindro, egualmente distanti fra di loro; il controbattitore ne ha quattro file, ma queste sono molto più vicine le une alle altre e i denti sono così disposti da non poter essere urtati da quelli del battitore. Mediante due viti si può a piacimento avvicinare o discostare il controbattitore dal battitore e quindi diminuire o aumentare la distanza fra i denti dell'uno e dell'altro pezzo. Tutti i vari organi della macchina sono sorretti e riuniti da un'armatura di legno o di ferro. La forza motrice si applica ad un volante, e per mezzo di una serie d'ingranaggi, o per mezzo di cinghie e pulegge, si trasmette al tamburo. Queste macchine comunemente si fanno funzionare a braccia; in qualche caso vi si applica, mediante un maneggio, la forza degli animali, ma ricorrendo a tale mezzo c'è vantaggio a richiedere dalla macchina un lavoro più complesso e si passa alle trebbiatrici di seconda categoria. Per ottenere un buon lavoro bisogna imprimere alle manovelle una velocità di 30-40 giri al minuto, il tamburo allora ne fa circa 800. Quando si trebbia, i covoni sono deposti uno ad uno sopra il tavolato unito alla macchina, si taglia la loro legatura, e poco per volta un operaio li sporge, per le spighe, al battitore. Questo, per mezzo dei suoi denti, trascina seco con violenza il cereale, lo sbatte e lo strofina contro le cavicchie del controbattitore, e così per percussione e sfregamento le spiche vengono sgranate e i semi escono dalla macchina liberati dalle loro aderenze, ma mescolati con la paglia e con tutte le altre impurità. Per il buon servizio di queste macchine occorrono sei operai: due per il trasporto dei covoni, uno per alimentare il battitore, due per far girare il tamburo e uno per asportare la paglia. Questa esigenza di un numeroso personale, la necessità di dovere ancora nettare il cereale, come quando si fa la battitura col correggiato, il lavoro faticoso che devono fare gli operai che stanno alle manovelle, limitano l'uso di queste macchine, che nella piccola coltura non hanno potuto acquistare l'importanza che presero nella grande le trebbiatrici complete: esse tuttavia costituiscono un progresso rispetto al correggiato. Il lavoro del resto è buono, e in una giornata si possono trebbiare sino a 10 e 15 ettolitri di grano. (...)
Trebbiatrici composte, con asportapaglia e ventilatore. Oltre a sgranare le spiche, queste macchine separano ancora la paglia dal grano e dànno a questo una prima mondatura. Si compongono dei seguenti pezzi principali: un battitore con relativo controbattitore; uno scotipaglia; un ventilatore, e qualche volta ancora uno o più crivelli. L'apparecchio trebbiatore in alcune macchine è di tipo americano e in altre è di tipo scozzese. La figura 45 rappresenta la sezione schematica d'una di queste macchine e può dare un'idea sufficientemente chiara del principio sul quale sono fondate e della disposizione delle loro varie parti. Il cereale si trasporta sul tavolato T e i covoni slegati sono presentati al battitore per punta e per l'apertura E; le aste del battitore lo colpiscono violentemente e lo sbattono con forza contro la parete B, e mentre le spiche si sgranano e il seme cade sulla tavola m, la paglia trascinata dal tamburo, è gettata sullo scotipaglia CC. Questo lo fa avanzare sino a che cade sulla tavola R, mentre continuamente la fa sobbalzare per separarne i semi che vi sono mescolati, i quali cadono sulla tavola n. Dalle tavole m, n, il seme scivola e arriva sopra un crivello D, ove sente l'azione di una grande corrente d'aria determinata dal ventilatore E. I corpi grossi, che non possono passare per le maglie del crivello D, e i corpi leggeri trascinati dalla corrente d'aria, escono per l'apertura P, e il grano così parzialmente mondato o passa ancora per altri crivelli F, od esce direttamente dalla macchina. Queste trebbiatrici si fanno agire per mezzo di un maneggio a cavallo o di piccoli motori a vapore; dovrebbero convenire ai poderi di media ampiezza, ma in realtà non sono molte usate.
Trebbiatrici complete da gran lavoro. Sono quelle che hanno acquistato maggiore importanza; esse trebbiano e nettano il cereale in modo più o meno completo; alcune trebbiatrici lo dànno anche assortito in diverse categorie. Tutte queste macchine hanno il battitore ad aste longitudinali, secondo il tipo Meickle, e possono distinguersi in varie specie, cioè in trebbiatrici fisse, in trebbiatrici mobili e in autotrebbiatrici, e poi in macchine che battono in punta, e in quelle che battono per traverso, ecc. (...)
La meccanizzazione ha radicalmente cambiato l'attività e, soprattutto, ormai a Limone nessuno coltiva più i cereali.
Foto di ©Giacomo Bellone
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